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Il Salento

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Benvenuti nel Salento, dove l’oriente incontra l’occidente, terra ricca di storia e tradizioni, che fa delle bellezze naturali e architettoniche e della squisita ospitalità dei suoi abitanti i suoi punti di forza.
Il Salento è una regione peninsulare della Puglia sud-orientale bagnata ad est dal mar Adriatico e ad ovest dallo Ionio. Il Salento geografico corrisponde alla vecchia Terra d'Otranto che comprendeva tutta la Provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, secondo l'asse che congiunge Ostuni a Taranto.

Un territorio dalla vocazione turistica naturale come pochi capace di trasmettere stimoli e messaggi tra i più diversi, di affascinare con i miti e i segni dei popoli antichi, di interessare con le testimonianze e gli incroci delle culture del Mediterraneo. Ma anche di incuriosire con le opere grandiose dei maestri scalpellini, di attirare con i colori e i paesaggi del sole, di far sorridere con i sapori della tavola.

Scendendo da nord, il Salento è posto subito alle spalle del Tavoliere di Puglia, separato da questo attraverso i trulli che costituiscono un confine naturale fra queste due terre e che da Alberobello si diradano nelle campagne. Lungo tutto il suo percorso, il Salento si presenta come un fitto susseguirsi di distese di sassi calcarei mischiati al rosso cupo della terra dei campi, e di bianche case intervallate da vecchi palazzi in pietra leccese che svettano prepotenti fra le moderne case, come segno indelebile della storia di questa terra. Lungo tutto il litorale, si possono ammirare l'alternarsi continuo di arenili morbidi e bassi a una costa rocciosa sul mare limpidissimo, alta e ripida sul versante adriatico, bassa e morbida su quello jonico. Nella parte interna del territorio, si possono ammirare immensi campi di ulivi secolari, intervallati a vigneti, dal quale si ottengono vini e olii pregiati che costituiscono il vanto per questa terra.
Chi scopre il Salento lo apprezza per l'atmosfera magica, le numerose meraviglie da scoprire, il sole caldo, il cielo blu, il mare cristallino, la costa da sogno dai mille disegni, larte barocca. Un mix di arte, cultura, turismo e tradizioni, che rendono questa terra unica per chi ci vive e fantastica per chi la visita.

LA STORIA DEL SALENTO

Il Salento, la più antica delle terre pugliesi, di certo la più tenacemente ancorata ai ritmi ancestrali della sua civiltà; un mondo spirituale complesso sin dalle origini, come testimoniano gli arcani simbolismi geometrici, umani e solari, le scene di caccia e di vita quotidiana delle antichissime pitture parietali rinvenute nelle grotte marine della "Zinzulusa", "Romanelli", del "Cavallo", di Porto Badisco. E' quella che un tempo veniva chiamata Terra d'Otranto, un insieme unitario anche se disomogeneo, culturalmente e linguisticamente più greco che latino, dove poche opulente cittadine, come Otranto, Gallipoli, Nardò, Galatina, spiccano su una miriade di piccoli centri abitati, nella maggior parte dei casi arretrati rispetto alla costa perennemente minacciata. Cuore aristocratico e pulsante è Lecce, una realtà colta creata dalla classe dirigente arricchitasi con la terra.
In prossimità del mare Adriatico, a Porto Badisco, è stato ritrovato un segno importantissimo per la storia del Salento. Alcune decine di anni or sono, quasi per caso, è stata individuata una grotta naturale, la Grotta dei Cervi, di origine carsica che era stata rifugio dell'uomo preistorico nel Salento durante il periodo Neolitico.
Il Salento è la regione più orientale d'Italia, è una terra di frontiera. Anche la sua storia ne è testimonianza sin dalle origini: la storia del Salento ha sempre incontrato quella dell'Oriente, fin dai tempi in cui la leggenda vuole che siano stati i Cretesi a fondare Lecce. E questo grazie anche al Mediterraneo, mare di estrema importanza per l'incontro di civiltà che su di esso si affacciavano.
Nell'età dei Bronzo la penisola salentina fu abitata da popolazioni indoeuropee giunte fino al sud attraversando le Alpi e proseguendo lungo la dorsale adriatica. Le decine di dolmen e di menhir che si trovano nel basso Salento sono una testimonianza di questo periodo, pur trattandosi solo di una piccola parte sopravvissuta a tante demolizioni. I primi a stanziarsi in questa terra, attorno al V sec. a.C., furono i Messapi, dediti all'agricoltura, all'allevamento dei cavalli ed alla lavorazione della ceramica. Queste popolazioni diedero un determinante impulso alla nascita delle città, che a quell'epoca si distinsero per la presenza di monumentali cinte murarie.
Ma già neil'VIII sec. a.C. coloni greci avevano fondato, lungo la costa città come Gallipoli, Otranto, Taranto che sarebbero diventate i punti di riferimento della Magna Grecia, piccole capitali più prestigiose di quelle della madre patria.
Nell'area a Sud di Lecce esiste ancor oggi una sorta di "isola linguistica" e culturale dove ancora si parla il greco, anzi, il griko. L'area elienofona della Grecìa Salentina comprende nove Comuni (Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino), ma anticamente occupava tutta la fascia che si estende, ad arco, da Gallipoli ad Otranto. In quest'area l'impronta greca è presente nell'architettura, nella musica popolare, nella gastronomia. Gli elementi greci, fusi con quelli salentini, hanno consentito uno sviluppo culturale autonomo, del tutto originale.
Dopo la guerra tarantina, il Salento diventò provincia romana dal punto di vista amministrativo, ma non culturale. I Romani sfruttarono la sua posizione strategica ramificando le rete viaria proveniente dall'Urbe, facendo di Brindisi il capolinea dell'Appia e della Traiana e costruendovi porti come a San Cataldo e a Roca.
I contatti con la sponda balcanica furono intensi sino alle invasioni di Goti, Longobardi e Bizantini. Questi ultimi esercitarono per lunghi secoli il loro dominio, lasciando in queste terre un'impronta più indelebile che altrove. La lenta, ma costante penetrazione della Chiesa d'oriente ne caratterizzò la vita religiosa, dapprima attraverso l'arrivo di individui isolati in fuga dalle persecuzioni religiose o politiche, più tardi col diffondersi del monachesimo, in particolare quello ispirato a San Basilio. I Basiliani istituirono ovunque cenobi, raccogliendo intorno ad essi la popolazione divisa tra preghiera e lavoro dei campi.
Altro capitolo importante è quello che vede il Salento al centro delle mire espansionistiche dei Turchi. Un avvenimento tristemente memorabile è quello che coinvolse Otranto, nel 1480 attaccata e saccheggiata da una poderosa flotta comandata da Acmet Pascià, la cui resistenza venne punita con l'uccisione di ottocento abitanti. Fu questo uno degli episodi che diede l'avwio alla costruzione delle torri di guardia sotto gli Spagnoli. Realizzate a partire dal '500, sotto il regno di Carlo V, le torri costiere costituivano un sistema di avvistamento che consentiva di approntare difese di emergenza in occasione di incursioni dal mare. Queste torri sono tuttora visibili lungo gran parte della costa pugliese ed il Salento, in particolare, conserva in buona parte integra la struttura delle costruzioni.
Nello stesso periodo, Lecce divenne una delle città più belle ed importanti del periodo, seconda solo a Napoli come cuore pulsante delle attività culturali ed artistiche che, oltre ad attirare nobili e studiosi, diedero impulso alla definizione del suo volto barocco coinvolgendo anche l'immediato entroterra ed irradiando su una più vasta arca la grazia, l'armonia ma anche la forza dirompente e "bizzarra" del nuovo gusto.
Favorito dal morbido, duttile calcare leccese (la "PIETRA LECCESE"), il barocco impreziosisce edifici civili e religiosi. Lecce e tutto il Salento si riempirono di putti, grifi, trabeazioni elaborate, balaustre ardite, realizzati nel marmo dei poveri. Nella Grecìa Salentina, Corigliano d'Otranto, Melpignano, Soleto costituiscono l'esempio più ricco di tale espressione d'arte. Una gara ad uno splendore sempre crescente nella quale si distinse il vescovo Pappacoda, al quale si devono alcuni fra i più insigni edifici. Sorsero in questo periodo accademie e si diffusero gli ordini religiosi, promotori di iniziative culturali al passo con i tempi

IL CLIMA NEL SALENTO
Il Salento è senza ombra di dubbio una terra a carattere mediterraneo anche nel clima, con temperature miti d'inverno e calde d'estate. La temperatura media annua oscilla tra i 17 e i 18 gradi centigradi, attestandosi ad agosto, mese più caldo, sui valori medi compresi tra i 25 e i 27 gradi centigradi. Le giornate di sole sono una piacevole costante di questa zona della Puglia dove prevale il vento di scirocco, caldo e umido.

LA COSTA SALENTINA
La costa del Salento, vera meraviglia della penisola italiana, è caratterizzata da lunghi arenili sabbiosi, alternati a tratti di scogliera. Partendo da Torre Chianca, ci si imbatte in spiaggette libere e sabbiose e mare cristallino, con la possibilità di una vacanza allietata da ogni tipo di comfort: dal bar al ristorante, dall'animazione alla musica dal vivo, ai tornei. Spiagge sabbiose anche in località San Foca e Torre dell'Orso, ambitissime nel periodo estivo, mentre, arrivati ad Otranto, la sabbia si fa più fine e compaiono gli scogli, che rendono il paesaggio più caratteristico. Più a Sud si arriva a Santa Cesarea, nota località termale, caratteristica per le basse scogliere, vari complessi residenziali e una splendida costa rocciosa con faraglioni, grotte (e naturalmente mare cristallino). Dopo Castro, Tricase e Gagliano del Capo, si giunge al tacco dello stivale, Santa Maria di Leuca, ricca di scogliere e calette, luogo di magiche atmosfere fatte di infinite gradazioni di colori e sensazioni: del mare, del riflesso argentato degli ulivi, del rosso dei tramonti, del profumo salmastro, delle sagome delle antiche torri.
Sulla costa ionica troviamo Ugento, con spiagge sabbiose color oro e ottime strutture ricettive immerse nel verde; subito dopo si giunge a Gallipoli, dalle spiagge sabbiose e ricche di vegetazione, e si prosegue fino a Porto Cesareo, altra località assai frequentata dal turismo balneare per le sue spiagge ed il suo mare che nulla hanno da invidiare alle paradisiache oasi esotiche visibili sui cataloghi nelle Agenzie Viaggi.

IL TERRITORIO SALENTINO
Posto all'estremità Sud-orientale della penisola, il Salento presenta una morfologia piatta ed apparentemente uniforme. Quest'area è geologicamente costituita da una impalcatura calcarea, affiorante localmente in lunghe dorsali, dette "Serre Salentine" separate tra loro da zone relativamente depresse convergenti verso il Capo di Leuca. Le dorsali sono distaccate più o meno nettamente dalle adiacenti depressioni da un gradino, a testimonianza delle successive fasi di regressione marina. Il paesaggio si evidenzia per le marcate caratteristiche territoriali. Il territorio, fatta eccezione per alcune aree, è fondamentalmente pietroso, composto da strati rocciosi e banchi calcarei.Un paesaggio avaro di terra e spesso privo delle risorse fondamentali come l'acqua. Da ciò deriva la presenza sullo stesso di manufatti per ovviare a tale penuria, come cisterne e pozzelle, nonchè le modalità di sfruttamento del suolo. Muri a secco, costituiti da una pietra molto dura, cingono le proprietà connotando tutta l'area con un paesaggio definito "della pietra". Oltre ai muri a secco si vedono spesso i "pìgnonì", sorta di piccole piramidi di pietra sistemati vicino agli ingressi delle campagne. Essi venivano utilizzati per avvertire i pastori di non utilizzare quel terreno per il pascolo delle greggi. Le costruzioni più significative e frequenti dell'edilizia contadina sono i trulli chiamati "furnieddhi". Numerose sono poi le masserie, alcune delle quali ancora in ottimo stato. Sul territorio sono, inoltre presenti, alcune costruzioni monumentali, come i Menhir, i Dolmen e le Specchie, sulle cui origini si possono azzardare solo ipotesi. Il paesaggio urbano è caratterizzato da costruzioni influenzate dall' esposizione geografica della penisola protesa tra l'Adriatico e lo Ionio oltre che dalle attività agricole. Un elemento fortemente caratterizzante il tessuto urbano del Salento e in particolare dell'area "ellenofona" della Grecìa Salentina, è rappresentato dalla tipologia abitativa delle "case a corte". La casa a corte è la tipica abitazione popolare, che nei suoi schemi rispecchia le esigenze e il percorso evolutivo di una comunità rurale. La vegetazione dato il clima è pressochè erbacea, ma fino a poco tempo fa era ricca di foreste e boschi in cui predominavano le querce, in particolare il leccio. Quella che vediamo oggi è una vegetazione di sostituzione, attuata dall'uomo per ricavarne terreni agricoli. Dei terreni disboscati, quelli dotati di un certo spessore sono stati destinati a colture di una certa complessità e varietà come tabacco, grano duro, oltre naturalmente all'olivo.

IL BAROCCO NEL SALENTO
Il Barocco leccese nasce tra XVII e XVIII sec., nel periodo in cui i vescovi fanno di Lecce una città-reggia, sul modello della Roma dei Papi. Lo stile leccese per eccellenza prende quindi forma nel periodo della Controriforma e della fondazione dei nuovi ordini religiosi riformati (Teatini e Gesuiti), che rispondono alla necessità della Chiesa di Roma di riconquistare terreno su vasta scala, soprattutto attraverso l’ostentazione delle forme del potere. Il Barocco leccese non recepisce la rivoluzione dei concetti spaziali che era alla base del Barocco romano, ma si presenta più che altro come un Barocco sui generis, tanto da poterne usare il termine solo se in relazione al carattere esuberante ed esagerato della decorazione che, più che rivestire, maschera le strutture. Le complesse decorazioni delle facciate di chiese e palazzi restano uno scenografico apparato di superficie, fatto di cornici e trabeazioni, cariatidi e telamoni, trofei di fiori e frutta, puttini e maschere. La fantasia, o meglio, l’esuberanza visionaria degli scalpellini, fu resa possibile dall’impiego della tenera pietra leccese, una pietra tufacea facile da lavorare e intagliare. Col passare del tempo, questa pietra si indurisce e assume quel particolare colore ambrato del quale Lecce fa bella mostra di sé nelle stellate sere estive. L’uso di questo materiale decorativo e da costruzione, che veniva bagnato con latte intero per renderlo più resistente agli agenti atmosferici (in particolare pioggia e umidità), sopperiva alla mancanza di marmi e pietre dure che arricchivano chiese e palazzi dell’allora capitale del Regno, Napoli. Descrivere tutti gli edifici e i monumenti che compongono la Lecce barocca è impossibile, ma non si può prescindere dal citarne alcuni di risonanza internazionale, la Basilica di Santa Croce, con l’annesso ex convento dei Celestini e Piazza Duomo, considerata tra le più belle d’Italia.

Basilica di Santa Croce
La facciata della basilica, concepita come un gigantesco altare, concentra le espressioni elaborate da diverse generazioni di architetti nell’arco di circa un secolo: Gabriele Riccardi nell’ordine inferiore e Cesare Penna nella parte superiore, con successivi interventi di Francesco Antonio e Giuseppe Zimbalo. Il Riccardi, nel 1582, conferisce un forte senso prospettico all’ordine inferiore, messo in risalto da una ricchissima trabeazione. Su quest’elemento s’imposta una balconata retta da mensole-cariatidi che simboleggiano il paganesimo schiacciato dalla forza del credo cristiano. Il secondo ordine della facciata è dovuto all’intervento, nel Seicento, di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo, architetto egemone in terra salentina dopo aver fornito prova delle sue capacità nella sistemazione del cortile del Vescovado, l’attuale Piazza Duomo, riorganizzato per volontà e su indicazione del potente vescovo napoletano Pappacoda. La parte superiore della basilica è, nella sua interezza, il simbolo del Barocco leccese; trionfi di fiori e frutta, ghirlande e puttini trattengono lo sguardo, suscitando nell’osservatore continue sorprese e meraviglia.
Ex convento dei Celestini
L’ex convento dei Celestini vede l’intervento degli Zimbalo e di un altro grande architetto leccese, Giuseppe Cino, che interverrà anche nel palazzo del Seminario in Piazza Duomo. Il complesso architettonico della chiesa e del convento rappresenta il momento più alto della singolarissima vicenda artistica salentina, proprio quando questa si distacca dalla sudditanza alla cultura spagnola e afferma una personale marca stilistica, data dall’elaborazione di influssi secolari stratificatisi in queste zone.
Piazza Duomo
Il cortile del Vescovado è una sorpresa che si apre improvvisa agli occhi dell’osservatore. Costruito nel XII sec., l’angusto cortile divenne banco di prova dei più celebri talenti leccesi del XVII sec., quando il potente vescovo Pappacoda e i suoi successori fecero di Lecce una piccola reggia, simbolo di prestigio personale, una città uniformata allo stile di vita dei vescovi, tanto da essere conosciuta anche come “città delle chiese”. I motivi decorativi, l’esuberanza dei festoni e delle ghirlande di fiori e frutta, le greche e gli stemmi, si addicono alla decorazione interna, ma è proprio per questo che tante piazze leccesi appaiono quasi come saloni a cielo aperto. La pietra leccese assume colori e giochi chiaro-scurali che variano al variare della luce e se di giorno Piazza Duomo “acceca” con i suoi bagliori dorati, di sera incanta con il calore che emana e per il contrasto spettacolare tra il colore ambrato degli edifici e il blu serico delle notti estive.
San Matteo
Un contrasto di linee tra i due piani della facciata, che si presenta convessa all’entrata e concava al piano superiore, caratterizza la chiesa di San Matteo, unico esempio di Barocco romano, sullo stile concavo-convesso adottato da Francesco Borromini nella chiesa romana di San Carlo alle Quattro Fontane. L’architetto Achille Larducci, venuto da fuori, fece in tempo a realizzare solo questa chiesa poiché fu ucciso a Lecce stessa e la sua lezione si estinse. La vicenda si tinge di forti connotazioni simboliche; l’unico architetto (un forestiero) in grado di mettere in discussione il Barocco leccese, influenzandolo con lezioni venute da “fuori”, trova tragica fine proprio a Lecce.

MASSERIE NEL SALENTO
La frammentazione delle grandi proprietà fondiarie sviluppa unità territoriali dette massae affidate alla conduzione dei massari, da cui masseria. Le autorità sovrane nutrono immediatamente grande interesse verso questo strumento di controllo del territorio e gestione delle risorse, quindi, sin dal Medio Evo, il sistema massaricio riflette una struttura economica di sfruttamento delle terre e della manodopera, che sarebbe rimasta immutata per secoli, fino alla metà del XX sec.
L’impostazione presenta il motivo ricorrente del cortile centrale attorno al quale si distribuiscono i diversi corpi di fabbrica: l’abitazione del massaro o, occasionalmente, del proprietario fondiario; le stalle e i recinti per gli animali; le strutture destinate alla conservazione e alla lavorazione dei prodotti della terra e dell’allevamento. Sparse in maniera uniforme sul territorio, le masserie differiscono tra loro per le diverse tipologie costruttive e architettoniche adottate; alle modeste costruzioni rurali si accompagnano vere e proprie strutture fortificate che contribuiscono alla difesa dell’entroterra.
In questi casi si ha di fronte la tipologia della masseria-torre o masseria fortificata. Dalla metà del XVIII sec. , alcuni miglioramenti in ambito agricolo e la necessità di trarre maggior profitto dalla terra, fanno sì che le forme del potere trovino espressione anche in campagna; da qui la nascita della masseria-villa o masseria-casino che si presenta come un luogo di villeggiatura per sfuggire alla calura estiva delle città. Le masserie si arricchiscono pertanto di ricchi portali, di balconi e di belvedere, di giardini e di decorazioni a stucco e affreschi, ornamenti che fanno delle spartane strutture rurali, dei piccoli gioielli di pregiata architettura.


MASSERIE FORTIFICATE

A causa della sua conformazione geografica la penisola salentina è stata fatta oggetto, sin dall’VIII sec. circa, di saccheggi e di incursioni piratesche che hanno raggiunto una certa recrudescenza con la crisi e la successiva caduta dell’Impero Bizantino (1453).
Nel corso del XVI sec., il piano di difesa del territorio voluto da Carlo V, porta alla costruzione di strutture difensive sia lungo tutta la costa e adriatica e ionica, sia nell’entroterra mediante la realizzazione di torri e fortificazioni che interessa anche le masserie. Le strutture preesistenti vengono rafforzate con la creazione di piani alti, feritoie, caditoie, merlature e contrafforti per le mura.
Le strutture costruite ex novo presentano delle caratteristiche che sono rimaste immutate nel corso dei secoli, tanto da giungere pressoché intatte fino ai nostri giorni; una torre troncoconica o tronco piramidale, con merlature, ponti levatoi e caditoie aggettanti sugli ingressi, attorno alla quale si organizza la vita della masseria.
Le murature dell’insieme si presentano poi ispessite e con feritoie. Queste efficaci strutture difensive sono poi coadiuvate da drappelli di uomini a cavallo dislocati in alcuni fortilizi, pronti ad intervenire alle prime avvisaglie di pericolo. Torri costiere, castelli e masserie fortificate comunicavano tra loro mediante segnali di fumo di giorno e fuochi accesi durante le ore di oscurità. Questo apparato militare e strategico e la sorveglianza costante delle coste durante tutto l’arco della giornata, aiutano a comprendere la paura che il Gran Turco, rapitore di giovani e distruttore delle messi, suscitava nelle genti salentine.

 

PORTO CESAREO (Isola grande o “dei conigli”)
L'Isola Grande, detta anche isola dei Conigli, si trova al largo di Porto Cesareo, a meno di 1 Km dalla terraferma, divisa da questa da un bracciodi mare che ha una profondità massima di 1,3 m, tanto da consentire un agevole guado; disposta parallelamente alla costa, e' lunga circa 1 Km, larga quasi 400 m., con un'altezza massima sul livello marino di 4m.

In questo piccolo lembo di territorio, battuto dai venti e dalle onde, sono presenti circa 200 specie vegetali, studiate dai ricercatori di tutto il mondo, fra cui il Limonium Japigicum.

Il rimboschimento, effettuato sull'isola dal Corpo Forestale negli anni 52-53, con prevalenza di pino d'Aleppo, acacia e cipresso, ha ben attecchito e oggi si assiste a rinnovazioni spontanee di queste specie lungo il versante piu' riparato, quello rivolto verso Porto Cesareo.

 

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